Ucraina e Paesi confinanti: analisi dei rischi – Belgorod

L’attacco alla città russa di Belgorod introduce il rischio che il conflitto, sebbene per ora limitato ai paesi belligeranti, possa uscire dai loro confini e coinvolgere i territori limitrofi e, in particolare: Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldavia.

Di quali rischi parliamo?

I rischi per i Paesi confinanti sono diversi e di alcuni ne ho già fatto cenno in precedenti note.

In particolare:

  1. Rilascio di materiale radioattivo. L’attacco russo alla Centrale Nucleare di Zaporizhzhia, avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 marzo, ha introdotto il rischio del rilascio di materiale radioattivo che coinvolge non solo il territorio ucraino ma anche quello dei Paesi confinanti e probabilmente oltre. L’Ucraina ha sul proprio territorio 5 centrali nucleari, dalle quali ricava il 55% del suo fabisogno energetico, oltre alla centrale di Chernobyl che, seppure dismessa, contiene ancora molto materiale radioattivo.
  2. Rischio chimico. Attese le difficoltà che le truppe russe stanno incontrando sul campo e considerata la pluralità dei contingenti dispiegati (tra i quali anche volontari e truppe mercenarie provenienti da Paesi terzi), l’intelligence americana segnala la possibilità di uso di armi chimiche in piccoli settori del fronte ad opera di frange estreme. Preoccupa il fatto che i russi avrebbero già preparato un possibile sistema di mascheramento della responsabilità dell’utilizzo di armi chimiche con la creazione di un dei casus belli per giustificare il loro intervento in Ucraina. Le unità russe hanno dispiegato nuclei NBC sul territorio, storicamente sospettati di aver svolto in Siria un ruolo non solo difensivo.
  3. Attività filoucraine. In diversi Paesi ci sono state manifestazioni spontanee fuori dai centri commerciali o dalle sedi locali di quelle società che non hanno ancora interrotto i loro rapporti con la Russia. Le manifestazioni sono particolarmente accese in quei Paesi che, come la Polonia, hanno marcato di più la loro attuale distanza dagli eredi della vecchia Unione Sovietica”.
  4. Attività filorusse. In diversi paesi europei (tra i quali anche l’Italia), si è assistito a piccole dimostrazioni filorusse che per ora consistono nel tracciare la lettera “Z” in segno di sostegno alla “operazione speciale” in Ucraina e per etichettare in maniera estrema società e persone contrarie alla politica del Cremlino. Il possibile ruolo dell’Italia nel progetto U24 lanciato dal Presidente Zelensky e la sua accoglienza da parte dell’Italia ci espone a possibili forme di ritorsione.
  5. Coinvolgimento della Moldavia. La Moldavia è l’unica tra le nazioni confinanti a non fare parte della UE e della NATO. È l’unico altro paese che vede sul suo territorio, o meglio sul territorio della provincia contesa della Repubblica Moldava di Transnistria, un forte contingente di truppe russe schierate da molti anni a difesa degli ingenti depositi di armi esistenti e che ora sono state messe in stato di allerta. La Transnistria dista solo 100km da Odessa e potrebbe rappresentare il nuovo fronte delle operazioni belliche.
  6. La presenza di profughi. Secondo l’alto commissariato ONU per i rifugiati, sono già 4,5 milioni i profughi che si sono allontanati dall’Ucraina soprattutto verso la Polonia (2,5 milioni). In proporzione alle dimensioni del Paese, il flusso maggiore è quello verso la Moldavia.

Quindi cosa dobbiamo fare?

Non ci sono al momento indicazioni tali da ritenere che eventuali trasferte nei paesi confinanti rappresentino un livello di rischio tale da essere sconsigliate; né indicazioni nel senso sono state fornite dalla nostra rete diplomatica; tuttavia, devono essere fatte alcune considerazioni e adottare alcune misure.

In primo luogo, è bene valutare esattamente in quale regione dei paesi confinanti si sta recando il nostro personale, quanto dista dal confine se essa è interessata al flusso di profughi in uscita alla presenza di contingenti nato oppure al flusso di armi in entrata. Valgono in questo caso le generali regole delle trasferte all’estero che suggeriscono di tenersi lontano da installazioni, strutture e colonne militari.

Il personale deve quindi essere informato sulla situazione e invitato a seguirla attraverso i media locali. Qualora si tratti di più persone in installazioni o cantieri di lunga durata, può essere utile prevedere una rete di allarme interna in maniera tale che ciascun componente ne debba avvisare altri tre e via così facendo, in modo da poter raggiungere tutti nel più breve tempo possibile.

Devono inoltre essere predisposte e studiate delle misure per poter lasciare rapidamente il paese, anche eventualmente in auto, in una situazione che potrebbe vedere la chiusura degli aeroporti. Le vetture devono avere sempre il pieno di benzina, deve essere studiato preventivamente un itinerario di evacuazione e il personale deve essere pronto ad allontanarsi rapidamente.

Le società dovrebbero infine stabilire a quale livello deve essere data una simile disposizione in presenza di determinati eventi in modo tale che qualora essi avvengano in orario notturno, le decisioni non siano ritardate dalla necessità di “recuperare” tutti i membri del comitato di crisi.

In un simile frangente sarebbe estremamente utile esistenza di un unico numero di telefono di riferimento presidiato hx24 da personale della società o da un provider esterno a cui i Travelers possano fare riferimento diretto per qualsiasi esigenza.

Anche in assenza di strutture particolarmente complesse esistono in commercio app che consentono la localizzazione e il monitoraggio di gruppi di persone e che potrebbero essere scaricate, installate sui cellulari del personale in trasferta e attivate, a cura di questi ultimi, solo in caso di emergenza (p.es. Life360).

Milano lì 02.04.2022

 

 

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