Le intercettazioni ambientali

  1. Cosa sono le intercettazioni ambientali.

S’intende per intercettazioni ambientali, le attività volte a rilevare le dinamiche che si svolgono all’interno di un determinato ambiente all’insaputa dei suoi occupanti. Esse sono quindi concettualmente diverse dalle intercettazioni telefoniche e da quelle telematiche.

NON rientrano inoltre nella nozione di intercettazione ambientale quei casi in cui la registrazione sia effettuata – all’insaputa degli altri – da uno degli interlocutori o da uno degli altri soggetti legittimamente ammessi all’incontro. Pur trattandosi di un comportamento censurabile, esso non rappresenta altro che la memorizzazione fonica di informazioni legittimamente apprese dall’altro interlocutore e ciò fa quindi venire meno la lesione del diritto alla riservatezza (Cassaz. Penale 36747/2003).

Nei capitoli che seguiranno, sarà necessario addentrarsi in alcuni aspetti tecnici. È un passaggio indispensabile per chiarire meglio la tipologia della minaccia e come essa debba essere affrontata su diversi piani contestualmente per raggiungere adeguati livelli di sicurezza.

  1. Quali sono gli obiettivi da raggiungere per la prevenzione del rischio.

Per garantire una corretta protezione dal rischio di una intercettazione ambientale è necessario prendere inconsiderazione diversi aspetti e, in particolare:

  1. L’isolamento acustico, per prevenire la diffusione del suono all’esterno della stanza;
  2. La schermatura elettromagnetica, per prevenire la trasmissione delle onde radio;
  3. La protezione fisica, per impedire che le misure di cui ai punti precedenti possano essere facilmente bypassate.

Partendo dalla premessa che ogni comunicazione è potenzialmente intercettabile, sono ipotizzabili molteplici livelli di protezione utilizzando materiali e procedure differenti che garantiscono un abbattimento normalmente misurato in dB[1].  Per gli scopi che qui ci proponiamo, si tratta in realtà di un discorso accademico. La schermatura funziona o non funziona; l’esito possibile è tra go/no go.

Come in tutti gli aspetti che riguardano la sicurezza, un comportamento disattento o negligente, la mancanza di policy o procedure, finisce per vanificare inevitabilmente ogni predisposizione di security.

  1. Quali sono le caratteristiche tecniche della minaccia.

Le intercettazioni ambientali sono effettuate tramite l’impiego di microspie, microfoni direzionali, microfoni a contatto, telecamere nascoste oppure apparecchi di registrazione audio e/o video in grado di immagazzinare quanto captato e – in molti casi – di trasmetterlo a distanza.

Una prima distinzione può essere fatta quindi tra strumenti che richiedono fisicamente la necessità di introdursi all’interno della proprietà altrui (microspie, telecamere, registratori…) e strumenti che invece consentono la registrazione a distanza (microfoni a contatto, microfoni laser o direzionali…).

Una seconda distinzione può essere fatta tra strumenti che trasmettono quanto captato in contemporanea (tramite onde radio o la rete GSM) e strumenti che registrano solo gli eventi su di un supporto. In quest’ultimo caso la bonifica elettronica è inutile perché non c’è trasmissione di segnale.

A fattor comune, tutti questi strumenti necessitano una fonte di alimentazione autonoma (batterie) o legata alla rete (preferibilmente tramite altri apparecchi elettrici come TV, PC, stampanti… per mascherare l’assorbimento elettrico e l’emanazione di onde elettromagnetiche). L’alimentazione a batterie garantisce una limitata autonomia e in caso di intercettazione lunghe (maggiori di 6/8 ore di funzionamento in trasmissione di alta qualità) debbono essere sostituite o ricaricate.

Entrando più nel dettaglio:

  1. Le microspie dotate di sistemi GSM. Funzionano come un normale cellulare. Possono essere attivate e gestite a distanza (impostando per esempio l’attivazione vocale, a orari convenuti o con sensore di movimento) e possiedono una copertura di rete illimitata. Sono professionalmente efficaci e abbastanza costose. Allo stato sono quelle maggiormente utilizzate nelle attività di intercettazione professionale e istituzionale.
  2. Le microspie dotate di sistemi radio. Funzionano veicolando i segnali da un trasmettitore radio verso un ricevitore posto ad una certa distanza che varia a seconda della potenza della trasmissione e che – in particolari e favorevoli condizioni ambientali ma NON in città – può arrivare ad alcuni chilometri. Anch’esse possono essere dotate di sistemi di attivazione vocale in modo da allungare la vita delle batterie e di un radiocomando per l’attivazione o disattivazione a distanza. Sono più economiche e tecnologicamente meno evolute delle precedenti. Oltre ai problemi legati all’alimentazione, le microspie che utilizzano le onde radio hanno bisogno di una antenna la cui lunghezza è inversamente proporzionale alla frequenza. Al fine di mantenere le microspie entro ridotti limiti dimensionali, le antenne devono essere più piccole possibile ed operare quindi su frequenze di trasmissione molto elevate (le c.d. “microonde”). Questa gamma di frequenze presenta la caratteristica di consentire lunghe portate ottiche del segnale pur usando basse potenze di emissione. Purtroppo (o per fortuna), le caratteristiche di propagazione delle onde ultracorte risentono fortemente della presenza di ostacoli. Quando nelle caratteristiche tecniche di un trasmettitore si indica la portata, ci si riferisce sempre a quella “ottica” ossia misurata in assenza di ostacoli fra il trasmettitore e il ricevitore. Si tratta di una caratteristica che male si concilia con il posizionamento di una microspia che già di per sé deve essere occultata in ambienti chiusi. Per aggirare queste limitazioni occorre posizionare nelle immediate vicinanze del luogo ove è occultata la microspia, spesso a bordo di un’auto o di un furgone, un ricevitore sintonizzato sull’emissione che interessa e collegato ad un registratore audio.
  3. Le microspie dotate di sistemi radio digitali. Funzionano come le precedenti ma la codifica digitale del suono consente una trasmissione più chiara (non sono soggette alle interferenze di altri apparati elettronici presenti nella stanza) e garantisce la riservatezza dei dati trasmessi poiché essi possono essere decodificati solo dal ricevitore dotato della stessa chiave digitale. Valgono le stesse considerazioni già espresse per quanto riguarda la portata della trasmissione.

La caratteristica comune a tutti questi strumenti è la necessità di accedere fisicamente ai locali da controllare, introducendosi in modo abusivo o facendola arrivare in altro modo (all’interno di un altro apparecchio elettronico come lo schermo del PC, della TV, in una radio che viene sostituito o installato e la cui vicinanza serve anche a schermare la trasmissione delle onde radio).

Nel caso si tratti di microspie alimentate a batterie o che non prevedono la trasmissione a distanza ma solo la registrazione su un supporto digitale, l’operazione può essere ragionevolmente eseguita solo con l’ausilio di un insider che provveda periodicamente a cambiare le batterie e a recuperare la scheda con le conversazioni captate.

  1. I microfoni laser direzionali. Si tratta di microfoni che utilizzano un raggio laser per rilevare vibrazioni sonore in un oggetto distante (generalmente i vetri della stanza ma anche altre superfici lisce) e che agiscono come una membrana. I segnali sono poi convertiti in suoni. Affinché funzionino occorre che le finestre non siano schermate (tende, piante) e che il raggio laser sia in grado di colpirle in linea retta. Si tratta peraltro di strumenti molto costosi di derivazione militare.
  2. I microfoni a contatto. Si tratta di microfoni che captano le conversazioni attraverso muri e finestre, tubazioni e condutture appoggiandoli esternamente a queste, mediante le vibrazioni di una membrana interna al microfono. La loro efficacia dipende dalle modalità di costruzione delle pareti e dalla qualità del dispositivo. In condizioni favorevoli possono arrivare a captare conversazioni anche attraverso un muro di 50/70 cm.
  3. Come posso difendermi?

Lascio al mio prossimo intervento il complesso capitolo dedicato alla difesa segnalando fin da ora che qualsiasi accorgimento tecnico, disgiunto dalla adozione di procedure e sani comportamenti, non solo vanifica il risultato ma addirittura ottiene, paradossalmente, un effetto opposto.

[1] Astrattamente si potrebbe dire che una protezione tra i 20-30 dB garantisce livelli piuttosto bassi e probabilmente non vale il costo dell’intervento. Una protezione tra 40-60 dB rappresenta uno standard normale per garantire la riservatezza delle comunicazioni scambiate all’interno di una sala. Una protezione tra i 90 ed i 100 dB sicuramente arriva a garantire molto elevati standard di efficacia. Livelli maggiori sono generalmente utilizzati in ambito militare.

 

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